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Intereducazione

IL PROBLEMA DELL’ INTEREDUCAZIONE NELLE PROSPETTIVE MORALI E RELIGIOSE DELLA FSE

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Intereducazione. Le radici e l’evoluzione…Costituendo un’unica Associazione con due Sezioni distinte, maschile e femminile, non abbiamo assolutamente voluto “riesumare il passato” …Tutti noi abbiamo grandi ricordi degli anni migliori dell’AGI e dell’ASCI……Oggi AGI e ASCI non esistono più, e non solo per il progressivo decadimento che ha portato alla loro dissoluzione: quel tempo è passato, troppi fatti storici determinanti hanno cambiato la faccia della nostra società e l’ASCI e l’AGI degli anni d’oro non potrebbero più esistere…… In ogni campo, sapere cogliere e difendere i valori perenni, spogliandoli delle sovrastrutture storiche contingenti senza perdere l’essenzialità, è saggezza e cultura. Nei valori di fondo che l’esperienza del nostro passato ci ha lasciato, noi riconosciamo l’AGI e l’ASCI “ideali” e a questi aderiamo con tutta l’anima, perché, già venti, trent’anni fa, essi rappresentano un futuro ricco di vita, di speranza e di serenità. Come sempre accade nelle esperienze storiche determinanti, di quelle belle gioiose realtà restano dei valori perenni che, vissuti e sperimentati nel tempo, tuttavia lo trascendono perché affondano le loro radici al di là del tempo, nella ricchezza immortale dello spirito e nelle strutture profonde della realtà umana……Uno di questi valori è senza dubbio lo spirito di fondo che animava le metodologie distinte delle due Associazioni, cioè il rispetto profondo della persona umana, e l’attenzione viva alla sua vocazione storica, ai suoi ritmi di sviluppo, ai suoi orizzonti di conquista. Con questi valori non ci siamo sentiti di scherzare e non abbiamo voluto improvvisare esperienze che avrebbero messo in gioco non soltanto delle teorie psicologiche e pedagogiche, ma esseri umani reali e figli di Dio in cammino. Per questo – diciamocelo pure con fierezza – l’incontro della nostra scelta con le esperienze del passato in questo punto qualificante della nostra formazione scout, come non è una manifestazione di immobilismo e di chiusura, così non è (a differenza di ciò che sta diventando per altri, dopo tante dolorose esperienze e tentennamenti) una mesta forma di riflusso riabilitante. È più semplicemente un atto di fedeltà rinnovato ad una scelta di servizio della persona umana, per usare una espressione tanto cara al nostro Papa Giovanni Paolo II.
Unicità e separazione. Questa precisazione permette di fare un’altra affermazione di principio: noi crediamo in una sana coeducazione o, meglio, inter-educazione tre ragazzi e ragazze, e rifuggiamo da qualsiasi forma di manicheismo e di separazione artificiose. In coerenza con i principi sopra esposti e attenti alle mutate condizioni storiche, abbiamo voluto costruire un’Associazione unica di Guide e di Scouts, con una impostazione e una conduzione unitaria. Non crediamo, invece, nella promiscuità tra ragazzi e ragazze, con qualsiasi nome la si voglia indicare e con qualsiasi giustificazione se ne intenda contrabbandare la prassi. Altre associazioni, prima di noi, hanno attuato l’unificazione tra il ramo maschile e quello femminile, in conseguenza di essa alcune hanno creduto necessario realizzare la totale fusione di tutte le strutture e le metodologie fino a rivendicare la promiscuità di fatto (anche se indicata con nome diverso) come una necessità di coerenza metodologica con la scelta unitaria: una sola associazione, dunque una sola metodologia e, di conseguenza, un unico modulo educativo comune a ragazzi e ragazze. Noi respingiamo questo tipo di ragionamento che riteniamo semplicistico e che – oltre ad essere rivelatore di una visione angusta dell’educazione e viziata di astrattismo – pecca di univocismo: l’idea di “Unità” che sorregge e sottende tutta questa argomentazione, è tipicamente univoca, cioè identifica in un medesimo rigido concetto l’unità giuridica dell’Associazione e quella psicologico-morale della persona umana nelle sue manifestazioni operative…
Prepararsi separati a stare insieme…Nel mondo attuale, in qualsiasi ambiente e a qualsiasi livello, la convivenza tra ragazze e ragazzi è generalizzata, per cui è ingenuo e spesso frutto di malafede pretendere, come tante volte è stato negli anni passati, che sia compito dell’educatore cristiano promuovere gli approcci e la conoscenza tra i giovani dei due sessi; tipica responsabilità dell’azione educativa, oggi, è piuttosto quella di aiutare i giovani a inquadrare e impostare rettamente i loro rapporti quotidiani con l’altro sesso, sia sul piano ideologico, ridando loro la giusta prospettiva di lettura della reciproca identità, sia sul piano pratico, riportandoli al senso vissuto e poetico del mutuo rispetto e della delicatezza di rapporti: in una parola, ricostruire come dice Chesterton lo “stupore” delle ricchezze reciproche, che l’attuale promiscuità ha obliterato e declassificato ……Oggi la gran parte delle associazioni giovanili pratica la coeducazione, anche nell’ambito ecclesiale, ma in effetti esse sono generalmente caratterizzate da finalità ben circoscritte e funzionali nel campo della testimonianza cristiana e dell’apostolato; basti pensare, ad esempio, alla presenza attiva nella scuola tipica di “Comunione e Liberazione”, all’apostolato culturale della F.IJ.C.I., alle opere caritative della S. Vincenzo, alle attività ricreative della F.A.R.l. o del Centro Sportivo Italiano ecc. Esse comportano senza dubbio una “presenza Cristiana”, che suppone la formazione personale dei ragazzi e delle ragazze coinvolti, perché nessun apostolato è possibile se non nasce da un’azione interiore dello Spirito Santo che ci fa “confessare che Gesù è il Signore”; tuttavia l’azione apostolica di queste associazione non è necessariamente e direttamente qualificata dalle differenze psicologiche e culturali dei due sessi, bensì da esigenze scaturenti da precise collocazioni storiche e scelte apostoliche comuni ad entrambi. In questo caso, la compresenza di ragazzi e ragazze non è propriamente determinante di un`azione coeducativa” (anche se un lavoro comune pub essere sempre arricchente), quanto di un servizio comune, che sarà fecondo di effetti e porterà con sé anche le caratteristiche proprie delle ricchezze dei due sessi, ma nella misura in cui sarà stata prima costruita una certa conquista personale.A differenza di queste Associazioni, il carattere tipico dello Scautismo di B.P. (e particolarmente della sua assunzione nell’apostolato cristiano) è quello di essere strumento di formazione della persona come tale e di educazione integrale dell’uomo cristiano, anteriormente al suo inserimento nei vari campi della testimonianza e dell’attività, anzi come condizione e fonte di servizio e di apostolato.
Educare integralmente… L’esser uomo e l’esser donna è elemento primario e determinante attraverso il quale si delinea la missione storica di ciascuno e dal quale trae origine e interpretazione tutta la serie delle altre condizioni concrete dell’esistenza: si vive e si sente da uomini o da donne; si pensa e si ama da uomini o da donne; ci si fa santi da uomini o da donne. II concetto di una asessuata “persona umana” universale, denominatore comune di tutte le realtà umane storiche, è solo uno schema ideale, un parametro metafisico di interpretazione dei valori comuni a tutte le esperienze di umanità, un punto di riferimento per la giustificazione dei valori e dei diritti che strutturano il cammino della storia: la persona umana reale, impastata di esistenzialità e di storicità, o è uomo o è donna e l’incontro storico interpersonale si fa soltanto tra uomini e donne…Questa distinta identità è fondamentale per non alterare la realtà concreta dell’educazione….D’altra parte, uomini e donne, proprio in virtù delle reciproche diverse morfologie spirituali, sono tra loro complementari e ordinati ad un incontro costruttivo comune della storia che non si esaurisce nella procreazione e nella famiglia ma tende, attraverso questi valori, a dare, al nostro mondo in cammino, una dimensione tipicamente e integralmente “umana”.Un metodo di formazione integrale della persona nella sua concretezza storica qual è lo scautismo, esige, pertanto, anche un momento di convergenza e di incontro tra ragazzi e ragazze che rappresenta il culmine e coronamento dell’azione educativa, come frutto e scambio comune delle ricchezze personali conquistate.Questo momento di convergenza costituisce, ovviamente, una seconda fase di applicazione del metodo, il cui valore e la cui riuscita sono proporzionalmente condizionati alla realizzazione del momento precedente…
Distinguere per unire…Lo scautismo, in quanto metodo educativo della persona, è una realtà essenzialmente “analogica”, nella quale si unificano gli ideali proposti ai giovani e alle giovani e si inquadrano gli strumenti pedagogici fondamentali per conseguirli; dalla quale, tuttavia, si dipartono – nella prassi – applicazioni concrete profondamente differenziate e differenzialmente qualificate, in funzione delle esigenze strutturali della duplice personalità maschile e femminile, che è lo scopo ultimo dell’educazione, non astrattamente concepita ma calata nella realtà quotidiana. Pertanto scautismo maschile e femminile sono due diverse esperienze e applicazioni dello stesso metodo educativo scout, pur finalizzate a ideali comuni e collegate da similitudini (non identità) operative, che devono mediare la loro originalità e consentire la mutua collaborazione…… In conseguenza di questi principi, la scelta fatta dalla F.S.E. in materia di così detta “coeducazione” (“inter-educazione, sì, promiscuità, no”) è profondamente motivata e affonda le radici nella struttura essenziale dello scautismo.
L’azione praticaLa nostra prassi passa attraverso due momenti:a) Un momento di approfondimento e di opzione della propria identità personale, nel quale si chiariscono e si scelgono nello sfondo del piano provvidenziale i grandi valori peculiari della mascolinità e della femminilità, i rispettivi ruoli storici, la loro funzione salvifica, i loro carismi. La conclusione di questo primo momento dovrebbe consistere nella gioia e nella fierezza acquisita di essere stati chiamati a vivere da uomini o da donne, nella piena consapevolezza di ciò che tale chiamata comporta, in relazione alla resa dei talenti personali e al loro fruttuoso impiego nel lavoro comune di costruzione del mondo, e nella disponibilità a mettere queste ricchezze a servizio degli altri nel contesto concreto della storia che Dio ha assegnato a ciascuno. Questa fase di auto-scoperta e auto-conquista non può essere utilmente e seriamente realizzata se non in unità separate e omogenee, dove la chiarificazione di se stessi nasce da esperienze comuni a tutti i componenti, è vissuta a un livello comune di maturazione psicologica e morale, è guidata da capi che per primi abbiano realizzato in pienezza la medesima esperienza di vita, maschile o femminile…b) Un secondo momento, di incontro e di inter-educazione, da attuare in attività comuni, qualificate e finalizzate.Si tratta, anzitutto, di un momento di incontro tra ragazzi e ragazze appartenenti a unità distinte; tendente a far attuare attività comuni e non unicamente a “farli stare insieme”; lo stare insieme può essere senza dubbio un valore e può avere degli sbocchi positivi (per es. maggiore semplicità, arricchimento di nuovi orizzonti, richiamo dell’autocontrollo), ma fatalmente – qualora non supponga già conquistata una sufficiente maturità personale – esso espone al rischio di far passare in primo luogo il “piacere” di essere insieme, col pericolo di un’eclisse almeno parziale, dei valori oggettivi e positivi dell’incontro…… Le attività comuni dovranno essere qualificate e finalizzate a realizzare non un anonimo incontro tra ragazzi e ragazze ma un momento di collaborazione tra ragazzi e ragazze “scout” nel tipico contesto della B.A. e del Servizio Scout, attraverso l’impiego dei mezzi formativi propri dell’Associazione e, in particolare, alle terze branche. Solo così potremo costruire quegli “uomini scout”, e “quelle donne di carattere” che porteranno insieme nella costruzione del mondo l’impronta della spiritualità dello scautismo…

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